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Le savaneVediamo dunque di spìegarci, almeno in modo sommario, l'origine e la ragion d'essere di queste immense praterie, di questi carattteristici paesaggi africani. Vediamo per quale ragione la natura abbia rivestito con un tappeto così meraviglioso le solitudini africane. Tantissimi anni addietro, il clima della Terra era molto più umido di adesso, e i deserti del Sahara e dell'Arabia non esistevano. Quasi tutta l'Africa era ricooperta di fitte selve che si estendevano senza interruzione dalle coste atlantiche fino all'India e al Sud-Est asiatico. La fauna che popolava questa smisurata e impenetrabile foresta era praticamente uniforme. Ma condizioni così favorevoli per gli animali forestali e arbo- ricoli non si prolungarono per molto tempo. Il clima cominciò a diventare più asciutto. di conseguenza cominciò a ridursi l'area occupata dalle foreste, e si ruppe la continuità che esisteva fra quelle africane e quelle asiatiche. La fauna rimase così divisa in due gruppi che, da quel momento, seguirono un'evoluzione propria e indipendente. A causa di precipitazioni scarse e irregolari, inframmmezzate da lunghi periodi di siccità, si formarono in Africa ampie distese erbose con pochi alberi e arbusti, disseminati qua e là, tranne che nelle zone prossime ai fiumi e ai laghi, dove la vegetaazione divenne più fitta. Questi alberi, in genere non molto grandi, sono provvisti di un apparato radicale molto sviluppato per poter utilizzare al massimo l'umidità del terreno. Alcuni, come talune acacie, innalzano la loro chioma a forma di cupola; altri si ergono su grossi tronchi capaci di accumulare acqua in grandi quantità, come i giganteschi baobab. Il terreno è coperto di graminacee (sorgo, digitaria, setaria, panico), leguminose e altre piante erbacee che durante la stagione asciutta inaridiscono. A questo tipo di comunità vegetale, perfettamente adattata alla pioggia periodica, viene dato il nome di savana. Le savane occupano in Africa una larga fascia che si estende dal Senegal all'Etiopia, ldmitata al nord dalla steppa subdesertica e al sud dalla foresta tropicale che fiancheggia il golfo di Guinea. All'altezza della linea deIl'equatore la savana è interrotta dalla grande massa della foresta che viene appunto detta equatoriale e che abbraccia la zona centrale del continente africano, dall'Atlanntico fino ai monti Mitumba. Al di là di questi monti, l'Uganda, il Kenya e la Tanzania sono coperti in gran parte da savane che si prolungano, ormai senza alcun ostacolo, fino al Mozambico, alla Rhodesia, alla Zambia, all'Angola e a parte della Repubblica Sudafricana, dove i primi colonizzatori boeri diedero a queste distese il nome di veld, reso popolare in tutto il mondo dai libri di geografia e dai romanzi d'avventure. Gli ecologi hanno suddiviso il nostro pianeta in una serie di zone dove il terreno e il clima favoriscono il formarsi di deterrminate specie vegetali dominanti, e dove abitano animali con carattteristiche similari. Queste grandi zone - la tundra, la taiga, il bosco temperato caducifoglio, la macchia mediterranea, la savana, la foresta tropicale, la foresta equatoriale, la steppa e il deserto sono designate col nome di biomi, e in linea di massima queste suddivisioni sono accettate dalla maggior parte degli autori che si occupano di ecologia. Benché l'Africa sia il continente in cui le savane occupano la maggior estensione, paesaggi molto simili esistono anche nel Sud-America, in India e in Australia. La grande prateria americana e le steppe asiatiche somigliano, in talune caratteristiche, alle savane d'Africa, e sebbene il loro clima e la natura del loro terreno non siano simili, negli studi ecologici sono comprese tutte nei biomi erbacei. Origine e conservazione delle savaneIn talune regioni vulcaniche dell'Africa orientale, occupate da immense praterie, il sottile mantello di terra che copre un'ampia base di lava indurita non permette lo sviluppo di alberi o arbusti con grosse radici, per cui tale costituzione geologica deve essere stata di per se stessa un ostacolo insuperabile alla formazione della foresta. Partendo dal fatto accertato che un terreno di qualsiasi natura, con un indice da 120 a 130 litri annuali di pioggia per metro quadrato, finisce col trasformarsi in un deserto, e che con 1250 litri si trasforma in un bosco o in' una savana - secondo che la pioggia cada in tutte le stagioni oppure nel corso di una sola, seguita da un lungo periodo di siccità - possiamo affermare che le piogge periodiche, e di conseguenza l'alternarsi di stagioni asciutte e umide che caratterizza le regioni dell'Africa tropicale e intertropicale occupate da savane, costituiscono un fattore di grande importanza sia per la formazione sia per il mantenimento di questo tipo di comunità vegetali. Un'altra importante caratteristica delle savane è che periodicaamente vanno soggette ad incendi provocati o spontanei. Prima che l'uomo imparasse a produrre il fuoco, questi incendi avvenivano periodicamente, o per autocombustione delle erbe inaridite, o a causa del fulmine. Ma quando i nostri antenati impararono a far uso della scintilla che sprizza dalla pietra focaia, i margini delle foreste, le savane e le steppe africane divennero con sempre maggior frequenza le vittime delle fiamme. Gli incendi, poi, si fermavano - e si fermano tuttora - solltanto dove gli alberi sono talmente fitti che non esiste sottobosco, o sulle rive di un fiume, o per effetto delle piogge torrenziali, oppure dove la vegetazione è talmente scarsa che non c'è più nulla da bruciare. A testimonianza di queste piccole catastrofi reestano nella savana grandi ferite nere, cosparse dagli anneriti e sche letrici tronconi degli arbusti. |